“Se tutte le città d’Italia avessero fatto come Sarzana il fascismo non sarebbe passato” (Sandro Pertini)

Il nome di Guido Jurgens ai più non dice nulla. Anche chi si occupa di storia della Resistenza fatica a ricordare quel nome. Eppure quel nome è al centro di un episodio che merita di essere ricordato, passato alla storia come “i fatti di Sarzana“.

Jurgens era infatti l’ufficiale dei carabinieri posto al comando della Caserma di Sarzana nei drammatici giorni dell’estate del 1921 che videro l’assalto dei fascisti alla cittadina ligure. In un crescendo di violenze ormai in tutta Italia non si contavano più gli assalti alle camere del lavoro, alle cooperative ed a tutte le sedi del movimento operaio. In Lunigiana però i fascisti trovarono pane per i loro denti, gli Arditi del popolo in breve arriveranno a contare numerosi iscritti. Proprio la reazione inaspettata di contadini ed operai mise in difficoltà i fascisti che decisero quindi di alzare il tiro cominciando ad uccidere gli oppositori. Sarzana era rimasto uno dei pochi comuni rossi ed il sindaco socialista Arnaldo Terzi (alle elezioni del 1920) aveva avuto l’ardire di esporre la bandiera rossa dal balcone del comune. Per i fascisti questo fu un affronto incredibile.

Già il 12 giugno 1921 durante una spedizione dei fascisti di Carrara fu ucciso a Sarzana l’operaio Luigi Gastardelli. A luglio negli scontri seguiti all’assalto squadrista della cooperativa di Monzone furono uccisi due comunisti, Dino Rossi e Primo Garfagnini. Tutti questi episodi portavano la “firma” dei fascisti di Carrara, comandati da Renato Ricci.

Questi atti di squadrismo sempre più violenti ebbero l’effetto di coagulare il fronte antifascista di Sarzana: socialisti, anarchici, comunisti e repubblicani decisero di fare fronte comune in un comitato presieduto dal sindaco Terzi. Il 18 luglio fu proclamato lo sciopero generale, mobilitando anche gli operai e i ferrovieri della Spezia. Fu creata una fitta rete di staffette e di sorveglianza del territorio, incentrata sugli Arditi del Popolo che, nonostante fossero osteggiati a livello nazionale dai partiti di sinistra e considerati politicamente immaturi, controllarono, almeno in un primo tempo, il territorio del circondario con il sostegno della popolazione e delle forze politiche.

I carabinieri, anche pere evitare un crescendo di violenze, arrestarono il 18 luglio 11 fascisti tra i quali lo stesso Renato Ricci. Proprio per liberare Ricci i fascisti toscani decisero di dare l’assalto a Sarzana.

All’alba del 21 luglio 1921 una colonna di circa 500 fascisti, agli ordini di Amerigo Dumini è decisa ad entrare in città per liberare Ricci. Presso la piazza della stazione di Sarzana trovano lo sbarramento di una pattuglia di carabinieri guidati da Jurgens. L’ufficiale non cede alle richieste dei fascisti, la tensione è alle stelle quando all’improvviso qualcuno tra i fascisti esplode un colpo ed i carabinieri rispondono al fuoco. A sera si conteranno circa 14 fascisti caduti

I fascisti si disperdono fuggendo nelle campagne, dove alcuni furono uccisi dagli Arditi del popolo che presidiavano la zona.

E’ interessante notare come la reazione del popolo di Sarzana spaventò i fascisti, su questo ci sarebbe da riflettere anche rispetto all’atteggiamento dei partiti nazionali. In quel frangente infatti il partito socialista sperava col patto di pacificazione di far cessare le violenze squadriste. In realtà sappiamo tutti come è andata a finire. Interessante anche il futuro di alcune figure di questa vicenda, come Dumini e Ricci. Il primo passerà alla storia come l’assassino di Matteotti mentre il secondo sarà Presidente dell’Opera Nazionale Balilla e poi ministro delle Corporazioni.

Se è vero che la storia non si fa coi se – ne con i ma – rimane comunque lecito chiedersi cosa sarebbe successo se in tutta Italia si fosse costituito fin da subito un fronte comune contro il fascismo.

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