Facebook ban: cosa abbiamo imparato e perché dovreste impararlo anche voi

Ne abbiamo parlato qualche giorno fa: il 17 marzo e senza nessun tipo di preavviso, Facebook ha sospeso la pagina della radio sulla sua piattaforma e bannato in maniera definitiva tutti coloro che ricoprivano un ruolo nella gestione di essa. Nel momento in cui ci state leggendo però, tutto è tornato online così come se ne era andato: silenziosamente e senza nessun avviso.
In questo articolo vogliamo raccontarvi come crediamo sia andata e a quali considerazioni siamo giunti, sia per quanto riguarda i nostri profili personali che per quel che riguarda il ban alla pagina.

Premessa: ribadiamo, durante tutte le vicissitudini che racconteremo in questo articolo, non ci è mai, mai e dico mai arrivata neppure una notifica, una mail o un qualsiasi tipo di contatto ufficiale da parte di Facebook, per cui molto di quello che leggerete è limitato all’idea che la redazione si è fatta su quanto accaduto.

Cosa pensiamo abbia provocato il ban (ingiustificato)

Facebook ban
L’evento incriminato

La mattina del Facebook ban, un nostro redattore aveva appena pubblicato su Facebook un evento a nome della radio per pubblicizzare un interessante incontro che avevamo contribuito ad organizzare e che si sarebbe dovuto tenere da li a poco (ma che a causa degli eventi abbiamo rimandato al prossimo 3 aprile). L’evento si chiamava “La lettera Q” e si poneva come obiettivo quello di ragionare sul movimento complottista Qanon, salito alla ribalta per le drammatiche vicende legate all’occupazione del Congresso Americano di gennaio. Fra gli ospiti citati nella descrizione dell’evento, lo scrittore Wu Ming 1, un giornalista di Patria Indipendente (rivista edita dall’ANPI), il segretario dell’ANPI di Marzabotto e un esponente del PD locale, nessun reazionario o dedito ribaltatore di democrazie. Insomma, sin dalla descrizione non c’erano dubbi che l’evento non aveva lo scopo di diffondere o supportare questo tipo di fenomeni.

Ebbene, pochi minuti dopo aver reso pubblico l’evento, il buio.
L’evidente nesso temporale fra i due accadimenti ci ha convinti che la censura fosse riconducibile proprio alla pubblicazione dell’evento.

Tredici anni di “ricordi” in fumo (e non solo)

Ho aperto il mio profilo su Facebook nel 2008. Da allora il social come sapete si è evoluto moltissimo e ha sviluppato tutta una serie di soluzioni affinché i suoi ”cittadini virtuali” rimanessero nelle sue piazze più tempo possibile: gruppi, pagine, dirette video ed altro.
Non essendo esattamente un boomer alle prime armi, ho sempre utilizzato al massimo tutte queste possibilità: chiedo aiuto nei gruppi tematici, scambio opinioni e consigli nel gruppo dei colleghi, salvo ricette, soluzioni e articoli nelle mie “to do list”. Nonostante non sia mai stato un appassionato della “vita in vetrina”, in 13 anni ho comunque accumulato foto caricate da me, foto caricate da altri in cui era presente un tag al mio profilo, post per me significativi ed analisi strutturate, dove (pur non essendo Umberto Eco) condividevo riflessioni su ciò che stavo vedendo attorno a me.

facebook ban: sei importante per noi?
Sei importante per noi, ma non quando decidiamo di bannarti

Quando la mattina del 17 marzo mi sono reso conto di non riuscire ad accedere al mio profilo (e a tutto il resto), non ero agitato: ho sempre visto questo social come uno strumento e non mi è mai venuta la dipendenza da scroll. Quando però abbiamo cominciato a unire le tessere del puzzle e abbiamo realizzato che non si trattava di malfunzionamento ma di un ban che ci aveva coinvolto, ho subito pensato a due cose: avevo perso una grande quantità di appunti e cose interessanti raccolte nella mia “to do list” e soprattutto la pagina della radio, quasi 9500 followers faticosamente radunati in oltre 10 anni di attività.

La perdita della mia listadicosedaconservareperrileggerlealmomentoopportuno mi aveva davvero preso alla sprovvista: ho (ma da oggi posso dire avevo) infatti l’abitudine di salvare IN Facebook tutto quello che di interessante ci trovavo dentro, nessuna copia conservata altrove, nessun backup. E lo stesso valeva per le mie foto e per le foto in cui apparivo con i miei amici, materialmente non in mio possesso ma che comunque avrei potuto ripescare alla bisogna in qualsiasi momento, cercando fra i miei album dei ricordi.
Mai avrei pensato che un giorno tutte queste informazioni mi sarebbero state inibite all’improvviso e senza avviso, senza la possibilità di scaricarne una copia o di avere un preavviso per “rifornirsi” dell’indispensabile prima di essere sbattuto fuori a calci.

Promemoria: non conservare mai le cose importanti nel cassetto di un comodino che non è a casa tua.

Un megafono senza voce, una vetrina in centro che si spegne

Non è un mistero: Facebook è un fondamentale mezzo di comunicazione e visibilità per chiunque abbia un qualsiasi tipo di attività che ha bisogno di un pubblico o di clienti. Lo è per realtà enormemente più grandi della nostra, figuratevi per noi. Abbiamo aperto la nostra pagina nel 2010 e da allora anno dopo anno, post dopo post, diretta dopo diretta, è arrivata ad accumulare circa 9500 “mi piace”: un numero non enorme, ma che sicuramente non era indifferente per noi e la nostra radio. Su Facebook postiamo ogni articolo venga pubblicato sul nostro sito, creiamo gli eventi per raccogliere pubblico e pubblicizzare le nostre iniziative e dirette, cerchiamo di creare un legame con chi ci segue. Avevamo anche altri social (Instagram e Twitter) ma sostanzialmente non li utilizzavamo; parlare a 9500 persone era più semplice che creare community su altri social. Così la mattina del 17 marzo ci siamo trovati senza vetrina: all’improvviso non sapevamo come far sapere al nostro pubblico che un nuovo articolo era stato pubblicato, una nuova recensione era stata scritta. Cosa che diventa ancor più grave, se pensate che tutto questo è successo in un periodo che già ci tiene “spenti” e senza la possibilità di trasmettere le nostre amate rubriche per non contravvenire alle regole imposte dalla pandemia.
Abbiamo lasciato spazio allo sconforto, ma ci siamo poi rimboccati le maniche per lavorare immediatamente a delle alternative! In pochi giorni abbiamo iniziato a curare maggiormente Instagram (con una comunicazione differente, legata alle immagini) ed abbiamo aperto un canale su Telegram.

Parola d’ordine: DI-VER-SI-FI-CA-RE

In qualche giorno abbiamo raggiunto quasi 400 follower su Instagram e più di 140 iscritti al nostro canale Telegram, non male se pensate che sono il frutto di pochi giorni di “lavoro”!
Siamo consci che ognuno di questi canali abbia la necessità di parlare una lingua diversa, ma ci stiamo lavorando.
Speriamo presto di arrivare a una platea sempre più estesa e di poter dialogare con tutti: anche a microfoni spenti abbiamo molto da dire e soprattutto crediamo che valga la pena ascoltarci.
C’è ancora tanto da fare, ma non vogliamo più rimanere al buio!

Il ritorno su Facebook: una storia finita bene

Facebook ban definitivo
Il risultato ottenuto attraverso gli strumenti automatici di appello di FB

Non vi racconteremo per filo e per segno tutte le congetture e strategie che abbiamo battuto nel tentativo di spiegare a Facebook quanto si fosse sbagliato nel considerarci alla stregua di complottisti reazionari, sappiate però che il nostro impegno è stato premiato e alla fine un essere umano è riuscito ad annullare la condanna che probabilmente un bot aveva emesso.

Con 2,6 miliardi di utenti che postano centinaia di milioni di contenuti ogni giorno, non colpevolizziamo chi ha creato un sistema che punisce prontamente l’utilizzo di determinate “parole chiave”, ma certamente abbiamo provato una certa frustrazione nel cercare di ottenere una spiegazione e soprattutto nel provare ad “appellarci” alla decisione che era stata presa. Con i mezzi (automatizzati anch’essi) ufficialmente messi a disposizione degli iscritti, non avremmo avuto speranze di riavere né i nostri profili, né la nostra pagina. Tenetene conto la prossima volta che penserete a Facebook come al vostro “cassetto dei ricordi” o come principale vetrina per la vostra attività.

“Io fossi in voi andrei a fare un bel backup”
Autore
Donato

Di lui si sa poco.
Dicono si aggiri per gli studi di RFA dal lontano 2009, e che sia possibile ancora oggi vederlo aggirarsi sui palchi durante gli eventi live. Qualcuno giura addirittura di averlo sentito parlare ad un microfono o di averlo visto mentre intervistava qualche torvo personaggio.
Noi sappiamo solo che si chiama Donato, e che a volte gli piace usare il pluralis maiestatis per parlare di se.

Commenta

Altri articoli