La Q di Qomplotto e altre cospirazioni: il podcast ora su RFA

L’antisemitismo è il socialismo degli imbecilli, diceva qualcuno.
Ecco, addentrarsi nel buco nero dei cospirazionismi da un po’ quella sensazione. Una sorta di ribrezzo che impone a chiunque dotato di intelletto di passare oltre. La tentazione iniziale infatti è quella di bollare tutto come “boiate” e chiudere il file.
Il problema però è che sarebbe troppo facile ed anche colpevolmente autoassolutorio. Perché le teorie del complotto sono figlie della nostra epoca, un sottoprodotto perfetto della nostra società finalmente (sic!) libera dalle ideologie.

Abbiamo creduto – ed in tanti ancora sono convinti – che la nostra società dell’informazione fosse immune ad alcune idee. Nel nostro mondo fatto di alti livelli di istruzione, dove con un click si ha accesso a tutto lo scibile umano non è possibile che trovino spazio fantasticherie ed accozzaglie di teorie figlie di tempi oscuri. Ma ne siamo sicuri?

Parte da qui il podcast de La Q di Qomplotto: intervista a WuMing 1 e dibattito sulla galassia dei movimenti complottisti, con cui inauguriamo la nuova sezione che abbiamo deciso di chiamare RFA Extra (e primo esperimento di diretta su un canale Telegram per la nostra emittente). E si dipana come un racconto quasi apocalittico, visto l’argomento. Per questo viaggio abbiamo deciso di farci accompagnare da Giovanni Baldini (redattore di Patria indipendente) e Wu Ming 1 (scrittore, autore de “La Q di Qomplotto”).

E’ stato interessante scoprire da Giovanni – con cui già avevamo indagato la galassia nera – origine e punti di contatto del buco nero, ovvero il buco dei cospirazionismi dentro cui diverse persone, anche inconsapevolmente, sono cadute. Spesso infatti molte persone sono state attratte da tali teorie vagando nei link dei vari social, proprio perché tali movimenti hanno sfruttato i modelli di business e gli algoritmi dei social. A chi non è mai capitato di mandare in loop video su Youtube? O anche solo leggere un articolo farneticante linkato ad un messaggio WhatsApp del proprio amico/parente/conoscente?

Wu Ming 1, membro del collettivo Wu Ming (e prima ancora Luther Blissett) ha condotto un’inchiesta di circa tre anni sul fenomeno Qanon. La sua intervista è ricca di stimoli interessanti e di spunti di discussione che richiamano altrettante chiavi di lettura. Innanzitutto sulla genesi di Qanon: se è vero che all’inizio di tutto potrebbe esserci un gioco di ruolo è sicuramente un caso straordinario che tutto si sia ispirato al romanzo “Q”, scritto appunto da Luther Blissett. Nel romanzo di Blissett una spia (che si firmava Q) spargeva falsi messaggi nella Germania della controriforma del 1500.

Ma le analogie letterarie non finiscono qui. E’ infatti interessante notare come la storia del gioco (o anche beffa) sfuggita di mano sia al centro di un romanzo di Umberto Eco, “Il pendolo di Foucault”, del 1988. Nel romanzo i tre protagonisti inventano per gioco un piano-complotto a cui però la gente comincia a credere davvero…

Nell’intervista Wu Ming 1 mette in guardia sulle facili semplificazioni del fenomeno ma anche sui rischi del debunking, ovvero lo smontaggio delle teorie del complotto (che lui definisce fantasticherie). Occorre prestare attenzione a tali fantasticherie perché partono da disagi e problemi reali. E con lo smontaggio “tout court” si rischia di perdere di vista tali problemi. La crisi che stiamo vivendo, i problemi sanitari ed economici non sono certo fantasticherie. Il problema è la risposta. Chi si affida a tali complottismi spesso lo fa per disperazione, anche perché alcune spiegazioni date dai vari complottismi identificano un nemico chiaro e semplice verso cui scaricare ansie e frustrazioni.

Nel caso di Qanon alla base di tutto ci sarebbe una congrega di potenti tra cui Hillary Clinton, i coniugi Obama ed ovviamente l’immancabile George Soros. Questa congrega sarebbe alla base di un complotto mondiale che mantiene il potere con una sorta di governo ombra (il deep state) e nel frattempo tortura migliaia di bambini in bunker sotterranei. Aldilà della portata “fantasmagorica” di tale teoria è interessante notare come in essa siano presenti diversi “ingredienti” classici di altre teorie del complotto anche antiche. L’odio verso gli ebrei, la paura del diverso e l’ossessione del rapimento dei bambini sono tratti che contraddistinguono diverse teorie di ieri e di oggi, dal piano Kalergi ai protocolli dei savi di Sion.

Qanon quindi potrebbe essere una macro-narrazione complottista che ha via via inglobato tutto il ciarpame cospirazionista frutto di secoli di sedimentazioni, rinnovandolo con nuove interpretazioni ed aggiornandolo ai tempi del 2.0.

Come affermato da Wu Ming 1, senza social Qanon non sarebbe esistita e non avrebbe avuto la crescita esponenziale che ha avuto. Un grande ruolo quindi, oltre ai forum web dove inizialmente Q è apparso, lo hanno avuto Facebook, Youtube e Twitter.

Qanon come coagulo del cospirazionismo, quindi. Ma soprattutto come mezzo per smontare le critiche giuste e costruttive al sistema. Di fatto, nel momento in cui si critica lo stato di cose esistenti è facile confutare l’assioma per cui chiunque è critico è un complottista. Un altro modo per etichettare ed evitare il propagarsi di “voci contro”.

L’invito che vi facciamo, oltre ad ascoltare il podcast, è anche quello di non sottovalutare alcuni segnali ed utilizzare i social in maniera più consapevole, proprio per non cadere nella buca del bianconiglio!

Il podcast è ora disponibile qui:

La Q di Qomplotto: intervista a WuMing 1 e dibattito sulla galassia dei movimenti complottisti.

Per tutti sono Meso, all’anagrafe Manuel Mesoraca e se preferite anche solo Manuel. Faccio parte della redazione ma prima ancora sono tesserato ANPI, sezione di Marzabotto. Quindi mi occupo di Resistenza, più precisamente di luoghi e storie legati ad essa. Qualcuno diceva che la storia è maestra di vita ma purtroppo fatica ad avere scolari, noi nel nostro piccolo, speriamo di contribuire a mantenere viva la memoria. Non come sterile esercizio di date, nomi e morti ma come qualcosa che ci serva, anche per interpretare meglio questi anni difficili.

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