Riflessioni ottomarzesche (in ritardo)

Correva l’anno 1903. La stampa inglese produceva invettive a raffica contro Emmeline Pankhurst e le militannti della sua Women’s Social and Political Union- poi ribattezzate “Suffragette”- che, a quei tempi, destavano scandalo in terra d’Albione cercando di trasformare il voto femminile da utopia a diritto.

Era presto scivolato nel dimenticatoio il ricordo della guerra di Crimea, datata esattamente mezzo secolo (1853), in cui l’eroina di stato Florence Nightingale- poi nota come “The Lady with the Lamp”- aveva sostanzialmente salvato l’esercito inglese grazie all’invenzione dell’ospedale da campo.

Altro balzo cinquantennale, questa volta in avanti. King’s College, Londra, 1953. Grazie ad un acuto colpo d’astuzia, il biofisico Maurice Wilkins si appropria in maniera semi-indebita del taccuino della sua “assistente” Rosalind Franklin. Le pagine del suo moleskine riportavano alcune importanti constatazioni circa la struttura del DNA. Ironia della sorte: due settimane più tardi, grazie alla soffiata di Wilson, gli scienziati James Dewey Watson e Francis Crick faranno conoscere al mondo il loro celeberrimo modello a doppia elica. Insigniti del Premio Nobel, i tre tenori non faranno pervenire alcuna menzione di elogio alla scienziata, nel frattempo deceduta a causa di un cancro.

Spingendo la clessidra vent’anni più in là (1973), Bobby Riggs – il Roger Federer degli anni trenta e quaranta, per intenderci- dichiarava pubblicamente che, nonostante la sua elevata stagionatura (55 anni), sarebbe stato comunque in grado di battere le migliori giocatrici del panorama femminile mondiale a lui contemporaneo. Sul suo cammino, però, incontrò Billie Jean King. Risultato: 6-4,6-3,6-3. Per Billie, ovviamente.

Nel 2014, nonostante l’opposizione dei terroristi talebani- che solo due anni prima “avevano tentano di zittirla con una pallottola”, senza però riuscirci- la diciassettenne pakistana Malala Yousafzai  diventava la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace grazie al suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e di istruzione delle bambine di tutto il mondo. Perchè sì, capita che, in qualche parte del nostro strambo pianeta, per alcune donne mettersi lo smalto alle unghie sia reato punibile col taglio delle dita.

Se non altro, direte voi, a dare il buon esempio è rimasto il progredito, libero e open-minded mondo Occidentale. E dite bene: anche in questa parte del globo, pratica diffusissima e ormai indissolubilmente consolidata tra i membri della stirpe maschile- tanto da essere, in certi casi, elevata ad obiettivo primario ai fini della sopravvivenza -è il celeberrimo “tappo del buco”. Senza dimenticare il tormentone evergreen: “donna schiava, zitta e..”. E poi la versione varia, basta scegliere quella a voi più gradita. In ogni caso, si prospetta un ritorno alla dimensione domestica che mancava dai tempi dei regimi totalitari.

Meno male, perché nemmeno la grammatica italiana gioca a favore delle povere signore nostrane (che – detto per inciso- il diritto di voto lo ricevettero ben 70 anni fa, Preistoria circa, in omaggio con la forma- stato repubblicana). Un esempio: salvo casi eccezionali, il plurale si coniuga sempre al maschile. A nostra discolpa possiamo dire che, in barba ai trogloditi sostenitori della differenza tra i sessi, il “le” femminile è stato da tempo accatastato nelle soffitte dell’Accademia della Crusca, per essere sostituito dal ben più lodevole “gli”.

Oggi (fate finta, ok?) è l’8 Marzo 2016. Tanti auguri, in puntuale ritardo, a tutte le donne. E, come sempre, figli maschi.

Ps. Per la pubblicazione di questo articolo è stato appositamente scelto un giorno casuale della settimana in cui si celebra tale ricorrenza. Andate poi a chiederlo a una delle donzelle sopra citate se cambia qualcosa.

Nato a Bologna il 19 agosto 1997. Frequento il Liceo linguistico presso l’istituto “Leonardo Da Vinci” di Casalecchio di Reno. Qui, grazie a Sara Carboni e al prof. Andrea Marchi, mi sono avvicinato all’ambiente radiofonico, realizzando esperienze anche per il Centro Giovanile “Blogos” di Casalecchio. Nel 2014, ho collaborato con Radio Città Fujiko. Nel 2015, oltre ad aver partecipato alla rassegna “Politicamente Scorretto”, ho svolto un apprendistato presso Radio Città del Capo. Da piccolo volevo fare l’astronauta o, in alternativa, il pilota di Moto GP. E ora eccomi qua.

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