Referendum Trivelle, qualche informazione per un voto consapevole

Referendum Trivelle

Il 17 aprile prossimo gli italiani saranno chiamati ad esprimersi riguardo un quesito referendario (inizialmente erano sei) che riguarda un argomento molto sentito di questi tempi: le fonti energetiche ed il loro impatto sull’ambiente.

Come spesso accade in queste occasioni, le informazioni che girano sono molte e spesso contraddittorie, con un grado di attendibilità spesso vicino al “ho sentito dire al bar che…”, per questo motivo proveremo a spiegarvi nella maniera più oggettiva e corretta possibile alcune informazioni che potranno servirvi per affrontare l’urna referendaria con consapevolezza.

Con il referendum possiamo fermare tutte le trivellazioni

Non è esattamente così, il referendum permette di esprimersi sulla possibilità di cancellare l’articolo del Codice dell’Ambiente che permette ricerche ed estrazioni di gas e petrolio in mare entro le 12 miglia marine dalla costa. Approfondendo il discorso, emerge che il modo più semplice per spiegare in cosa questo consiste è riassumerlo in una frase che suona più o meno così:

“Volete voi che che le concessioni già attive per quanto riguarda l’estrazione di gas ed idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa, una volta giunte al loro termine temporale non possano più essere rinnovate anche se il giacimento su cui operano risulta essere non ancora esaurito?”

In poche parole l’intero quesito verte unicamente su questo tema: la possibilità per le trivelle già esistenti di poter continuare ad estrarre o meno fino all’esaurimento del giacimento su cui si trovano ancorate.

Se dovesse vincere il SI (che vuol dire raggiungere il quorum con la maggioranza dei voti favorevoli), tutte le piattaforme che si trovano entro le 12 miglia dalla costa -sono 92- saranno smantellate una volta scaduta la loro concessione, senza la possibilità di poter sfruttare completamente il gas o il petrolio che si trovano ancora nel giacimento dove operavano.
In questo caso la prima chiusura di uno giacimento entro le 12 miglia avverrebbe fra due anni, per vedere chiusa l’ultima piattaforma invece, occorrerà aspettare il 2034, quando scadranno le concessioni per una piattaforma di proprietà dell’italiana ENI e della francese Edison che si trova di fronte a Gela, in Sicilia.

Non cambierà assolutamente nulla per le trivellazioni su terra o in mare oltre le 12 miglia, che potranno proseguire regolarmente, né cambieranno le politiche riguardo le nuove trivellazioni entro le 12 miglia, già vietate dalla legge.

Se invece dovesse vincere il NO, oppure non si dovesse recare alle urne almeno il cinquanta per cento degli aventi diritto di voto, se non si raggiunge cioè il quorum, l’articolo 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente non sarà abrogato e quindi rimarrà legge la possibilità di rinnovare le concessioni fino a quando non si esaurirà il giacimento su cui si trovano le trivelle già autorizzate.

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