Narratori dell’Appennino – la poesia di Yuleisy Cruz Lezcano

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La poesia scorre nel suo sangue, così come la passione che guida la sua mano e caratterizza i versi delle sue liriche. Non è affatto semplice essere un poeta: ho sempre pensato che si nasca tali. Un dono ed un talento che colma ed, al tempo stesso, disorienta. Non e semplice essere un poeta, anche per ciò che la poesia stessa comporta interiormente, molto più di quanto non assalga chi si occupa di narrativa. La poesia, a parere del sottoscritto, rimane la più alta espressione del nostro ego interiore, rappresentandone le sfumature più intime e gioiose ma anche le più drammatiche e controverse. I tormenti che un poeta deve affrontare per poter rappresentare al meglio le proprie opere e le emozioni che spingono prepotentemente per uscire, positive o negative che siano, e si uniscono fino a creare un ritmo armonico, pressoché perfetto, nella sua originalità. Tutto questo appare chiaramente negli occhi di Yuleisy Cruz Lezcano, cubana di nascita ma ormai adottata da tempo dal nostro Appennino. Una donna dal percorso sfaccettato, che accompagna la passione della scrittura a quella della pittura, realizzando altrettante opere di indubbio interesse. La scrittura di Yuleisy appare istintiva e totale, portando il lettore in un mondo assolutamente unico ed originale ed in continuo mutamento. Amore, erotismo, tristezza e riflessione sono le parole chiave da ricercare nel vasto repertorio che l’autrice ha creato e che sta espandendosi rapidamente, conquistando il cuore di tanti navigati dell’universo poetico ma anche di moltissimi neofiti. Il messaggio finale di Yuleisy, tuttavia, è sempre positivo: nonostante i patimenti, la sofferenza e le angosce, il sole è sempre destinato a spuntare ed avvolgerci, scaldandoci con il suo calore e riempiendoci della sua luce. Andiamo a conoscerla più direttamente, in questo terzo incontro di “Narratori dell’Appennino”.

La poesia: un genere letterario non certamente facile da esprimere. Il rischio più grande è cadere nella facile retorica o negli schemi già troppo sfruttati da altri autori. Come mai hai deciso di cimentarti in questa non facile impresa?

 Mi sono cimentata in questo genere letterario perché la poesia, in qualche modo, mi somiglia. La poesia ama il piccolo e il dettaglio ed è una sorta d’isola fertile che, se è lasciata libera all’immaginazione, può dare ottimi frutti. Penso che chi guarda il mondo con “occhi poetici” recupera a livello sensoriale una certa lucidità che risuona  con multiplo eco nell’universo delle immagini oniriche. Il poeta riesce a entrare nell’anima delle cose e a dialogare con esse, ma i dialoghi sono diversi da poeta a poeta, perché ognuno porta nella poesia la propria tradizione, la propria visione e il proprio essere “spirituale”. Credo, inoltre, che l’arte faccia nascere le idee e non le riproduca. Ciò vuol dire che un’opera d’arte vera nasce in modo intuitivo, senza una ragione preconcetta, perché l’arte è la ragione stessa e non si può spiegare a priori.

Credi che un poeta possieda una sensibilità più affinata rispetto ad uno scrittore di narrativa classica?

Credo che la sensibilità più affinata sia il paradigma di ogni artista ed è indispensabile per ogni forma d’arte, quindi non mi sento di fare differenze, perché amo la prosa così come amo la poesia e, amo la scultura così come amo la pittura.

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Passione e tormento sono le due emozioni che probabilmente contraddistinguono più la produzione letteraria di un poeta, senza tralasciare diversi spunti di riflessione. Pensi esista un equilibrio fra queste due intense emozioni oppure una predomina sempre sull’altra, che la segue?

Ogni momento è un passaggio, un cammino e ciascun cammino esige una visione diversa. Il nucleo della musa è fatto da un insieme di particelle in movimento, che all’occorrenza si attraggono o si respingono generando forme di energia diverse. Gli equilibri emozionali nell’arte sono stati temporanei, prima della scelta. Poi ogni cosa prende vita tendendo da una o dall’altra parte: passione o tormento. Oppure si può andare verso la confusione più assoluta: “ Passione e tormento amalgamate, senza prevalenza dell’una sull’altra”, è da quest’ultima condizione che nascono i versi più sublimi.

Qual è stata la tua prima poesia e cosa rappresenta per te?

La mia prima poesia l’ho scritta per me stessa, per incentivarmi ad uscire allo scoperto e dire agli altri chi sono e cosa sento.

Quanto sono importanti natura e dettagli per l’ispirazione di Yuleisy Cruz Lezcano?

La natura ed i piccoli dettagli illuminano tutti i luoghi della mia anima; sono come segni astrali che pulsano vivi sui pianeti della mia immaginazione. La voce della natura è una specie di motore invisibile ed impalpabile, che permette lo slancio assoluto dei miei versi. Posso dire che la mia famiglia, la mia patria è la terra che gira e il mio tempio si trova sia sulle onde del mare, sia sui boschi.

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Hai già attraversato il periodo della “crisi creativa” o temi si possa presentare?

Sono sempre in crisi, come tutti gli artisti, sono continuamente in discussione con me stessa. Ma nessun timore: so bene che non cresce nulla sotto i grandi alberi, nemmeno i funghi. Ogni artista deve uscire a prendere il sole e, ogni tanto, bruciarsi…

 

Nato come scrittore, mi piace spaziare in tutte le arti, dilettandomi tra giornalismo, speakeraggio, fotografia e promotore culturale. Mi ritengo un goffo, folle, romanticone.
Mi hanno anche definito “Lo scrittore dei sogni” e penso che sia una definizione azzeccata: i sogni e gli incubi sono il mio pane.
Collaboro con diversi portali giornalistici dell’Appennino, con web tv e reti locali del bolognese ed ho all’attivo cinque pubblicazioni fra romanzi ed antologie di racconti.

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