NARRATORI DELL’APPENNINO – Gabriele Buttelli

 

 

 

Incontro con gli scrittori del territorio

A cura di Fabrizio Carollo

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È un secondo appuntamento decisamente particolare. Un secondo incontro con un narratore del nostro Appennino che ha raggiunto la scrittura solo dopo molto tempo e percorrendo tante e variopinte esperienze di vita che, certamente, hanno contribuito in parte a gettare le forti radici di una passione letteraria già presente in gioventù ma ancora latente, che è infine sbocciata nel volume dal titolo “Oltre il recinto”.

Perché questo singolare volume, che è ben più di una storia inventata o di un saggio educativo?

Cosa c’è oltre il recinto e soprattutto, cosa ha spinto Gabriele Buttelli, di Camugnano, a cimentarsi nella non facile avventura di un’auto pubblicazione che ha comunque tantissime frecce al suo arco, per una lettura che, oltre ad essere interessante, promette non di insegnare ma di consigliare e soprattutto aprire gli occhi e magari poter suggerire, a chiunque abbia voglia di libertà e di realizzare i propri sogni inconfessati, un sistema per uscire dai rigidi schemi che la società impone per controllarci e tenerci a freno, facendo sì che tutti si possa uscire “dal recinto” semplicemente volendolo davvero e nutrendo la passione per ciò che vogliamo dalla nostra vita. Una passione che è insita in ciascuno di noi e che Gabriele ha afferrato al volo ed ancora tiene stretta. Una passione che gli ha permesso di cambiare la propria vita in meglio.

Quando hai capito che la scrittura avrebbe bussato alla porta della tua vita?

Scrivere mi ha sempre appassionato, fin dai tempi delle scuole elementari e medie. L’italiano come materia e i temi scritti erano una grande fonte di arricchimento per me. Un qualcosa che mi dava modo di esprimere e trasmettere le mie idee e le sensazioni che provavo, perché scrivere è un po’ come mettersi a nudo e conoscere anche lati nascosti di noi stessi, capirli e portarli con sé, consapevolmente.

La tua prima opera letteraria, “Oltre il recinto” la definisci più una guida che un libro vero e proprio. Com’è nata questa idea e quanto c’è di tuo in esso?

L’idea è nata durante il mio percorso di crescita, che mi ha portato a cadere e rialzarmi, a commettere errori, ma non a togliermi il forte desiderio di uscire dal recinto. La strada del cambiamento è dura, piena di insidie, tremendamente in salita, ma è l’unica da percorrere per raggiungere la meta e non presenta scorciatoie. Io l’ho percorsa e la sto percorrendo e, durante la mia evoluzione, ho deciso di raccontare passo a passo il cammino fatto. In ogni capitolo c’è qualcosa di personale, sperimentato su me stesso e sono presenti le emozioni che ogni tappa di questo cammino mi ha donato.

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Quindi, pensi che la scrittura sia importante per acquisire consapevolezza di sé stessi e poter così evolvere?

Scrivere aiuta molto ad acquisire consapevolezza di sé, perché richiede ragionamento, chiarezza e quindi un certo tipo di fatica ed impegno cerebrale; di conseguenza, quello che scrivi diventa più tuo. Ma c’è dell’altro: mentre si scrive e si rilegge, spesso ci si accorge che ciò che si è fissato sulla carta, può essere applicato anche a più campi diversi tra loro e se ci si lascia sedurre da questa voglia costante di conoscere ed esplorare, allora ecco che il processo di evoluzione ha inizio.

Pensi che in futuro, le persone usciranno in massa dal recinto che la società impone o si verificherà l’esatto contrario?

Credo che la verità stia a metà. Nei prossimi anni, molte persone, grazie anche all’informazione e alle nuove opportunità professionali, saranno sempre più consapevoli di essere dentro a un recinto precostituito e proveranno un irrefrenabile desiderio di uscirne, mentre altre non cambieranno e, pur rendendosi conto di essere all’interno di questa prigione invisibile, si accontenteranno delle poche sicurezze date dal sistema in cui viviamo e preferiranno non rischiare, rinunciando alle proprie genuine passioni ed una sicura rivalsa.

Gabriele Buttelli lettore a Gabriele Buttelli scrittore: un elogio ed una critica.

Partendo dalla critica, come scrittore a volte posso apparire una persona altamente selettiva, per ciò che concerne le amicizie per esempio, ma la realtà è che le persone che non condividono la mia visione, non riuscendo a distogliermi dai miei obiettivi, si allontanano da me.  Come elogio invece, ho avuto il coraggio di riconoscere ed ammettere pubblicamente i miei errori, mostrandomi semplicemente come sono e, partendo da questo presupposto, ho potuto percorrere la strada che mi ha cambiato.

Ti definiresti più un sognatore o una persona pratica?

Essendo oltre il recinto, mi definisco sia un sognatore che una persona pratica. Si possono avere sogni ma è necessario agire per realizzarli. Non si può essere sognatori fino in fondo senza avere la praticità quotidiana per tentare almeno di raggiungere i propri desideri e renderli reali.

Nel tuo futuro letterario, troverà spazio anche una incursione nella narrativa classica o rimarrai fedele alla linea dettata dal tuo esordio?

Diciamo che Oltre il Recinto è soltanto l’inizio di un percorso motivazionale e di crescita personale. Quindi c’è ancora tanto da fare e da scrivere: il ventaglio degli argomenti da trattare è molto ampio. L’obiettivo che mi prefiggo con i miei testi è quello di aiutare tante persone a migliorarsi, perciò non c’è spazio per nessun altro genere letterario al momento, anche se non nego che in futuro mi piacerebbe scrivere un giallo, ambientato sul nostro Appennino.

Nato come scrittore, mi piace spaziare in tutte le arti, dilettandomi tra giornalismo, speakeraggio, fotografia e promotore culturale. Mi ritengo un goffo, folle, romanticone.
Mi hanno anche definito “Lo scrittore dei sogni” e penso che sia una definizione azzeccata: i sogni e gli incubi sono il mio pane.
Collaboro con diversi portali giornalistici dell’Appennino, con web tv e reti locali del bolognese ed ho all’attivo cinque pubblicazioni fra romanzi ed antologie di racconti.

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