Grotte di Labante

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Segui il sentiero breve che porta qui, a Labante. L’aria si fa più fresca man mano che ti avvicini. All’improvviso, davanti a te, appare un sipario d’acqua: sottile, lucente, sospeso come una tenda di cristallo.

È la cascata. L’acqua scivola leggera sulla roccia, un travertino modellato dal tempo, che non smette di crescere. Pietra viva, scolpita goccia dopo goccia. Una montagna che respira.

Avvicinati ancora un poco. Senti la nebbiolina fresca che ti sfiora il volto, piccole carezze leggere come polline d’acqua. Se guardi bene, quando il sole è alle spalle, un arcobaleno si accende all’improvviso: breve, fugace, ma abbastanza per farti sorridere.

Dietro il velo d’acqua si aprono le grotte. Non sono grotte scavate dall’uomo, ma costruite dall’acqua stessa, nel corso di millenni. Entrarvi è come varcare una soglia segreta: dentro, la voce dell’acqua diventa più intensa, rimbomba lieve, si moltiplica.

Eppure, nonostante la forza che ha creato tutto questo, qui domina la delicatezza. Ogni goccia sembra una nota, ogni rivolo una melodia. È come se la natura avesse composto il proprio canto, usando l’acqua come strumento e il tempo come partitura.

Siediti un istante sul prato. Respira. Intorno a te, il paesaggio è verde, quieto, accogliente. I bambini ridono sotto la cascata, i grandi si fermano in silenzio ad ascoltare. Tutti, in qualche modo, diventano parte di questo respiro millenario.

Le Cascate di Labante non chiedono nulla, se non di essere ascoltate. Qui, l’acqua non scende soltanto: racconta, costruisce, ricorda.

Ed è in quel suono che capisci: ci sono luoghi che non hanno bisogno di parole per farsi conoscere. Basta restare

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