MUSE – Il gruppo rock più eclettico degli ultimi 30 anni – Cap. 4

Storia (ancora in evoluzione) della mia ossessione musicale

E’ il momento di addentrarsi nei buchi neri: continua il viaggio interstellare dei Muse

Non ci si ferma mai nel viaggio intergalattico dei Muse: ora è la volta di Black Holes and Revelations”! Titolo che fin da subito suggerisce esplorazioni di misteri profondi, sia cosmici che umani. I temi spaziano dalla cospirazione governativa alla fine del mondo, dalla critica sociale alle relazioni interpersonali. Questo non è stato solo il loro quarto album, ma un punto di svolta, un’opera che ha solidificato la loro identità musicale unica.

L’album, acclamato da critica e pubblico, rappresenta un’ambiziosa fusione di rock sinfonico, elettronica e testi politicamente carichi e fantascientifici. La sua creazione è un viaggio affascinante che mescola sperimentazione sonora, ispirazioni eclettiche e una crescente consapevolezza da parte della band.

Come continuare la scalata all’Olimpo del Rock?

Dopo il successo monumentale di “Absolution”, che ha portato i Muse all’attenzione globale, la band si è trovata ad un bivio: replicare quel successo, o seguire il desiderio di evolversi ancora e non ripetersi per nessun motivo? L’album precedente aveva definito il loro suono con un’atmosfera apocalittica e drammatica; per il loro quarto gioiello, il trio del Devon sentì l’esigenza di esplorare nuove direzioni, abbandonando in parte le sonorità più cupe per abbracciare un approccio più vario e, a tratti, più accessibile. Volevano un disco meno lineare, capace di alternare brani molto diversi tra loro fin dall’inizio.

In poche parole siamo di fronte all’ennesima grande sperimentazione (sentirete spesso questa frase relativamente alla creazione di nuovi lavori dei Muse). La band ha lavorato in diverse località, inclusa l’Italia, per cercare sempre nuove ispirazioni. Hanno attinto a un’ampia gamma di generi, dal pop-rock elettrico degli esordi ad influenze che spaziano dai Queen (evidenti nelle armonie vocali e nelle strutture complesse) alla musica mediorientale e persino alla dance e al funk.

Grazie al produttore Rick Costey la band ha rifinito il suono, rendendolo allo stesso tempo potente e intricato. L’uso di sintetizzatori e arrangiamenti orchestrali hanno creato un “multisuono” affascinante e ricco di contrasti. La band ha dedicato molto tempo alla ricerca di nuove sonorità, spingendo i confini del proprio strumentario e integrando elementi elettronici in modo più organico rispetto ai lavori precedenti.

Un artwork di tutto rispetto….

Una delle mie copertine preferite dei Muse è proprio quella di Black Holes and Revelations. Il tanto lavoro dietro la sua creazione, rispecchia la grande ricerca sotto l’aspetto musicale. L’artista Storm Thorgerson, noto come già detto per il suo lavoro con i Pink Floyd sulla copertina di The Dark Side of the Moon, ha avuto la sua principale ispirazione nelle canzoni “Knights of Cydonia” e “Invincible” e il concetto scelto era quello riconducibile ai Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, personaggi descritti nell’ultimo libro del Nuovo Testamento della Bibbia, ma traslato nel mondo moderno.

I nostri quattro cavalieri dovevano essere rappresentati non con i mali di un mondo medievale — Guerra, Fame, Carestia e Pestilenza — ma mali più contemporanei.” Si è deciso quindi che i quattro Cavalieri sarebbero stati Paranoia, Intolleranza, Narcisismo e Avidità. Seduti in un paesaggio alieno attorno a un robusto tavolo di legno, la loro “natura” viene rappresentata perfettamente da abiti decorati ben identificativi. Ci sono quattro cavalli in miniatura che si aggirano sul tavolo centrale. Come spesso accade per i nostri 3 pazzi inglesi i pensieri che sottendono lo stravagante set delle copertine vengono espressi direi “piuttosto” efficacemente da diversi brani del disco.

per testi che sono entrati nella storia del rock alternative

Le tracce di Black Holes and Revelations sono come finestre su un mondo diverso, un misto di futuri distopici, riflessioni politiche e inquietudini psicologiche. Andiamo ad esplorare insieme i brani che hanno reso questo album così epico.

Take a Bow – Ribellione e Apocalisse

Il disco si apre con “Take a Bow”, un atto d’accusa contro i leader politici corrotti e le élite manipolatrici. Il linguaggio è fortemente apocalittico: l’immagine dell’“imbroglio” che implode e si ritorce contro chi lo ha generato introduce il leitmotiv dell’album – la ribellione contro sistemi oppressivi destinati al collasso: “Pay, you must pay, You must pay for your crimes against the Earth” – Pagare, tu devi pagare, devi pagare per i tuoi crimini contro la Terra -.

Starlight – Ricerca della salvezza in chiave romantica

Con “Starlight”, l’atmosfera si sposta su un piano più emotivo. Nonostante la veste romantica, il testo parla della ricerca di connessione e salvezza in un mondo disorientato, trasformando la lontananza in metafora esistenziale. “Far away this ship is taking me far away far away from the memories of the people who care if I live or die” – Lontano, questa nave mi sta portando lontano, lontano dalle memorie delle persone a cui importa che io viva o muoia –

Supermassive Black Hole – Perdere l’identità nel cosmo

Supermassive Black Hole” usa riferimenti cosmici (proprio i famosi buchi neri ripresi anche nel titolo dell’album) per descrivere relazioni tossiche e poteri seduttivi che risucchiano l’identità. Bellamy e Wonstelholme cantano in un continuo falsetto che manifesta il lamento per questo “amore impossibile”.

ATTENZIONE: se conoscete questa canzone solo perchè è stata scelta per la colonna sonora di Twilight è il momento di redimervi

Escalation del sentimento di ribellione…

E la tanto ricercata componente politica dei Muse? Bellamy e soci non possono starvi lontano per troppi brani: infatti torna a intensificarsi in “Map of the Problematique”, che esprime alienazione e paranoia in una società super controllata. L’immagine del “problema globale” riflette l’impotenza generale di fronte a conflitti, sorveglianza e instabilità.

“Invincible” dei Muse è un inno alla resilienza emotiva. La canzone combina un crescendo sonoro con testi che incoraggiano a superare ostacoli e paure. L’atmosfera epica e la chitarra di Bellamy amplificano il messaggio di speranza, trasformando la vulnerabilità in forza condivisa per chi affronta momenti di cambiamento e dubbio “And tonight we can truly say together we’re invincible” – E stanotte possiamo davvero dire che insieme siamo invincibili -.

In “Soldier’s Poem”, il punto di vista della vittima delle guerre moderne offre un momento di intimità antimilitarista: How could you send us so far away from home? When you know damn well that this is wrong – Come hai potuto mandarci così lontani da casa? Quando sai così dannatamente bene quanto sia sbagliato? -.

Mentre “Assassin” invoca l’azione diretta contro regimi oppressivi, conferendo all’album una tensione insurrezionale (in questa versione, più “elettrica” di quella dell’album, eseguita molto spesso versione live, secondo me rende ancor meglio questo messaggio), “Exo-Politics” usa un pretesto fantascientifico – l’invasione aliena – per parlare di manipolazione politica e strategie della paura (un tema, per usare un eufemismo, “piuttosto” ricorrente nei Muse).

….fino al gran finale – Knights of Cydonia

Il pezzo forte, l’apice di questo viaggio interstellare, è “Knights of Cydonia“. Un’epopea di sei minuti che mescola surf rock, colonne sonore di film western (ed è proprio con questo genere che si consolida il legame, con l’esecuzione di Man with an Harmonica, fantastico pezzo per armonica a bocca di Morricone che fa da preludio a questo brano nei live a partire dal 2010) e un inno alla ribellione.

Il suono iconico della chitarra, quello che sembra un ronzio spaziale, è stato ottenuto da Bellamy grazie sì alla sua maestria di gran chitarrista, ma anche….a un “aiuto familiare”.

Il gruppo degli anni ’60 The Tornados esercita un’influenza significativa sul sound di tutto l’album, in particolar modo proprio in Knights of Cydonia. Il chitarrista dei Tornados era il padre di Matt Bellamy, il quale ha dichiarato apertamente di voler riprendere quel “suono spaziale e rétro-futurista” tipico del loro più grande successo, Telstar.

La bellezza di questo brano viene ulteriormente amplificata in versione live: la band ha deciso, fin dall’inizio, di far scorrere il testo a caratteri cubitali sulla scenografia, in modo da accendere il pubblico in un canto all’unisono, come una folla in rivolta.

Pugni alzati e un sempre crescente senso di ribellione: ecco cosa ci aspetta nella prossima tappa musicale in compagnia dei Muse! Al prossimo capitolo rockers!

Alessio
Autore
Alessio

Nato a Bologna nel 1988, della città ho ereditato la passione per le lasagne e la fede calcistica.Musicalmente eclettico ho all’attivo una cinquantina di concerti in giro per l'Italia. Ex tennista, sono appassionato di sport in generale e di cinema anni '90-2000, amo viaggiare e assaggiare cibo in giro per il mondo.
Adoro la serie Batman di Nolan e i cani (infatti la mia si chiama Harley e non in onore alla moto).

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