Cinema

Sono Tornato. Un film di Luca Miniero. Un film anche nostro.

Sono Tornato. Un film di Luca Miniero. Un film anche nostro.

Sono Tornato! Anzi no, torno subito! L’Antennista Rokkettaro a volte fa anche il suo mestiere: va al cinema. Non è che siamo solo una bottega di scansafatiche, cosa credevate!
Ha deciso quindi di raccontarvi questo film perché crede sia importante non dimenticare mai. La storia è una Cassandra che dispensa senza ricevere nulla in cambio. La storia è una lunga teoria di storie che la gente dimentica ancor prima di sentirle, alla storia non hanno solo sputato sulla bocca, pure sulle orecchie e sull’ombelico e questo film ne è la prova.

Sono Tornato è il remake di un famoso film tedesco del 2015, Lui è tornato, che in Germania ha fatto discutere e non poco. Anche questo film farà discutere e siamo certi che molti non lo capiranno; non per mancanza intellettiva, no: per pigrizia, per presa di posizione, perché è più semplice così.

Un selfie con Mussolini: leggerezza/ignoranza/videocrazia?

Sono Tornato non è apologia di fascismo. E’ sicuramente vincere facile, come si dice, perché si va a tormentare un terreno già calpestato; un terreno ghiacciato e complesso, ma abbiamo avuto la sensazione che purtroppo come sempre accade, i critici che poi ne scrivono sui giornali anche e soprattutto blasonati, abbiano visto qualche minuto di film e poi siano andati fuori nelle hall dei multisala a scrivere il pezzo per esser i primi ad arrivarci sopra. Perché parliamo così? Ve lo abbiamo detto, il Cinema è il nostro mestiere, lo conosciamo da dentro, da dietro lo schermo. E siccome crediamo che il lavoro non solo nobiliti l’uomo, ma che esso stesso debba essere nobilitato e non ingabbiato in un braccialetto elettronico, abbiamo aspettato un po’ a raccontarvi questo film. Era necessario pensarlo, ragionarci sopra, perché il tema è tra i più complessi che ci siano: è la storia del nostro paese, della nostra democrazia, del nostro popolo.
Luca Miniero vince sempre facile, è un volpone navigato: prende la roba di altri e la fa sua, anche se spesso lo fa bene, questa volta secondo noi lo ha fatto benino.

E’ la storia del Duce che non si sa perché ritorna a Roma e rivuole il potere. Viene trovato da un documentarista fallito che decide di fare un film su di lui. Con questo pretesto il film si muove su due piani: quello della finzione cinematografica e quello del documentario. In un improbabile Gran Tour per l’Italia Canaletti (Matano) e Mussolini (Popolizio) finiscono per girare il paese portando scompiglio e curiosità. Mussolini diventerà stella della tv, sconvolgendo le previsioni di Marshall McLhuan, aggiungiamo noi.

E’ molto importante andare a vedere ogni film senza pregiudizio; anche opere come l’Atalante di Vigo (avete presente la ragazza che nuota col sottofondo musicale di Because the night di Patty Smith nella sigla di Fuori Orario di Rai 3? Eccola qui) o i Sette Samurai di Kurosawa, non si può mai dare per scontato, non si deve mai partire con la superiorità morale del giusto perché va a finire che si diventa cattivi maestri, si perde per strada la cosa più importante: la conoscenza, la volontà di sapere denudando ciò che si vede. La dittatura dello sguardo che uccide la visione.

La cinematografia era per le dittature dei grandi paesi europei l’arma preponderante: pensiamo a quella cagata pazzasca della Corazzata Potemkin (92 minuti di applausi), o quella palla fotonica del Trionfo della Volontà, oppure quella buffonata della Cena delle Beffe con Valenti, Ferida, Nazzari e Calamai senza il reggiseno. Ecco cosa fa il cinema: denuda, irride, sbeffeggia, scantona, racconta, spaventa, tradisce, racconta bugie, mezze verità, glorifica gli dei di fango. Fa pensare. Noi in bottega abbiamo pensato parecchio dopo questo film. Se poi pensiamo ai fatti di Macerata relativi alla morte di quella povera ragazza, Pamela, allora la memoria, che cerchiamo di non accorciare mai, ci corre inevitabile e inesorabile a un altro film: American History X, del 1998. Nessuno è mai il colpevole, la colpa è sempre degli altri. Ve lo abbiamo detto che la storia è una cassandra su cui hanno sputacchiato senza remore.
Sono Tornato non fa altro che mostrare una parte del paese, quella pancia col mal di pancia che crede a tutto ciò che vede in tv e sull’internet. Mostra anche quella parte genuina e non corrotta del  paese, quella parte che non si è dimenticata che siamo persone, umani, con un cervello, dei sogni e delle speranze.

Perché la storia si ripete, senza poter essere fermata?

Molti forse non sanno che Gioele Dix, che interpreta il vice direttore dell’emittente tv in cui Mussolini finisce per diventare un divo nella realtà è ebreo. Con consumata bravura fa buon viso a bruttissimo gioco. Stefania Rocca, che fa una specie di Crudelia Demon è impeccabile, non perde mai la parte, anche se hai la sensazione che si senta a disagio: come darle torto.
Frank Matano potrebbe essere più centrato, ma almeno cerca di fare il bravo scugnizzo e tenta pure di salvarci tutti, prima di finire come una Cassandra in manicomio.
Massimo Popolizio a nostro avviso tiene la parte divinamente: è il Grande Dittatore, il Mattatore delle folle qualunquiste, il Gran Maestro di cerimonie che non vorremmo mai più vedere. Il suo Mussolini non fa ridere, non fai mai il tifo per lui perché gli fa dire cose che direbbe davvero il Duce. In alcuni momenti fa paura: quando entra in studio per il suo spettacolo One Man Show. Si avvicina al microfono, un vecchio microfono a valvole della EIAR e tace. Distrugge il tempo televisivo e cinematografico come avrebbe fatto fare Leone ai suoi cow boy e dice una cosa spaventosamente vera: che il popolo teme il silenzio. Il silenzio ti entra nel cervello e ti costringe a pensare. La gente ride di lui perché esattamente come allora non ha capito che lui è loro e che se ridi sguaiato non pensi. Il Duce di Popolizio disprezza tutto il popolo, perché sa di poterlo tenere in scacco. Come il vero Mussolini disprezzava le masse e adorava tenerle nell’ignoranza, come lo stesso Hitler.

Non vogliamo spoilerare, ma l’unico momento in cui la gente lo disprezza è quando se la prende con un cane inglese. Nessuno se la prende perché ha mandato i nostri nonni diciannovenni a spezzare le reni ai greci. Nessuno si sente depauperato dalle leggi razziali. Nessuno.

Solo una magnifica Ariella Reggio, vecchietta con l’Alzehimer che appena lo vede dice: questi occhi non si dimenticano. Lei vecchina che ha dimenticato tutto tranne quegli occhi. Forse ha deciso di dimenticare per non dimenticare tutto quell’orrore, per mantenere viva la memoria di ciò che è stato e che tutti dimenticano o nascondono sotto il tappeto della storia.

Tutti si preoccupano solo di dire una loro che non è loro: gli intervistati sanno a memoria la lezione imparata sui babau, dimenticando che i babau sono fatti di stracci, ma non sanno la storia.
E’ impietoso anche con gli appartenenti a Forza Nuova. Manica di improbabili rivoluzionari che sanno giusto praticare uno sport cinese, a detta del loro redivivo capo. La lotta armata va giusto bene se fatta con la Play Station.

Durante le riprese del film su Hitler la gente si è lasciata andare, quando vedeva questo Furer per le strade: improbabili selfie, confidenze, entusiastici saluti romani. Come se davvero il simulacro del male sia in realtà il memento migliore per neutralizzarlo. O almeno è quello che qui speriamo vivamente. Troppo facile dire: i dittatori non sono umani perché hanno ucciso milioni di esseri umani. No. Sono come Ted Bundy, come Charles Manson e sapete cosa diceva Manson? “Guardatemi dall’alto in basso e vedrete un pazzo. Guardatemi dal basso in alto e vedrete vostro signore. Guardatemi negli occhi e vedrete voi stessi“. Diciamo pure che aveva introiettato il pensiero di Nietzsche, non c’è che dire.

Può non piacere sentirsi dire certe cose, ma questo è: un film che racconta qualcosa che abbiamo davanti alla porta di casa. Il qualunquismo, la leggerezza dell’ignoranza, un fascismo ignaro della storia, la mancanza totale di conoscenza. La presunta pretesa di avere una dittatura ma liberale. Dimenticarsi che volenti o nolenti Mussolini non veniva da Zeta Reticuli, ma da Predappio, Emilia Romagna.

La consapevolezza che le persone hanno perduto la libertà. L’hanno perduta perché hanno paura. Le persone però possono anche smetterla con la paura, se non si perde di vista l’unica cosa che conta: la consapevolezza.

Ecco perché crediamo che tutti dovreste vedere o rivedere American History X e poi vedere Sono Tornato: perché alla luce di quello che è avvenuto a Macerata possiamo dire senza paura di essere smentiti che adesso si, siamo come gli americani. Se qualcosa possiamo imparare è questo: la storia si ripete, ma se la conosciamo, se ne conosciamo il nome la facciamo nostra. E non fa più paura. Possiamo anche decidere di avere una storia diversa, senza più aver paura della storia stessa…

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Alessandra Pozzi

febbraio 9th, 2018

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