News

Top 11: il 19 agosto.

Top 11: il 19 agosto.

I numeri servono a scandire il tempo. Probabilmente, però, non sono altrettanto efficaci nel definire in maniera univoca l’intensità e i traguardi delle nostre esistenze. Il compleanno è sempre stato un giorno semi anonimo per me. Tuttavia, i vent’anni – complice l’inquietante cifra tonda – strappano definitivamente ognuno di noi dal confortante ‘nido’ adolescenziale. Dunque, è giusto onorare questa data particolare riesumando – dopo un anno di forzata astinenza – la Top 11 (qualcuno, forse, si ricorderà di lei), corredandola di avvenimenti datati esclusivamente 19 agosto. Nella mia testa, vuole essere un ‘regalo’ a chiunque abbia voglia di leggerla. Scrivere era l’unico modo di impacchettarvelo che sentissi realmente mio.

Nel 480 a.C., un’alleanza di poleis greche sfidava la Persia nella Battaglia delle Temopili. Nel 1934, in Germania, l’89,9% della popolazione votante approvava l’accorpamento delle cariche di capo di Stato e di Governo, creandone una nuova: il Führer. Esattamente dieci anni dopo, la Resistenza francese liberava Parigi dall’occupazione nazista. Un anno più tardi, i Viet Minh, guidati da Ho Chi Minh, conquistavano la capitale vietnamita Hanoi. Nel 1960, l’URSS lanciava in orbita il satellite Sputnik 5 con a bordo 2 cani, 40 topi, 2 ratti e diverse piante. Il 19 agosto sono accadute molte cose. Comprese le 11 storie – talvolta romanzate – riportate di seguito.

Afghanistan (stato): 1919. Il sovrano afghano Amanullah Khan attacca l’India, scatenando le ire della ‘madre patria’ Inghilterra e, più in concreto, la terza Guerra anglo-afghana. Al termine del conflitto, i contingenti della Corona, ormai lavorati ai fianchi, decidono di stipulare il Trattato di Rawalpindi, rinunciando definitivamente ad ogni ingerenza sulla politica estera della colonia asiatica. Il 19 agosto – data del ‘nero su bianco’ – il popolo afghano celebra la sua ‘Festa dell’indipendenza’. Da un po’ di tempo, però, i caroselli non sembrano essere una priorità a Kabul e dintorni.

“Bill” Clinton (politico): avrebbe voluto spegnere le candeline nella Stanza Ovale della Casa Bianca. Per la nona volta. La prima assoluta da ‘first husband’. Era certo di riuscirci e anche i pronostici non gli davano torto. Sul suo cammino, però, si è frapposto il più grande sgambetto statistico che un’elezione a stelle e strisce abbia mai conosciuto. Così, passerà il suo 71esimo compleanno in un anonimo range del natio Arkansas in compagnia della famiglia.

“Bill” è fuori gioco già da un po’ e ha spesso l’occasione di meditare sul passato. Sa, per uno strano scherzo del destino, di essere nato lo stesso giorno di una terra bombardata (anche) per suo volere. Ogni 19 agosto medita di alzare la cornetta per sentire che si dice nelle regioni dello ‘Stan’. Ma desiste sempre. In fondo, per provare a ricucire ferite da lui aperte, gli basta cambiare stanza. A settembre lui e Hillary partiranno per una crociera rigenerativa. Sarà un modo per riscoprirsi. Torneranno nel 2020. Perché non sembra, ma – a una certa – questo establishment rompe davvero i coglioni.

Shaun Stonerook (cestista): 6 scudetti, 4 Coppe Italia e 5 Supercoppe in 8 stagioni a servizio della Mens Sana. Quasi tutte da colonna portante di una squadra illegale, anche per la Giustizia sportiva. Nel palmares, pure 0 parole proferite in italiano. Inconfondibile per via dei capelli rossicci ‘caparezzati’, oltre che per lo stile di gioco aggressivo (diciamo) e la capacità di essere – purtroppo – silente, ma decisivo. Raramente un giocatore ha saputo unire come lui le varie anime dell’Italbasket: potevi essere virtussino, trevigiano o canturino, ma la domenica, in ogni palazzetto dello Stivale, nessuno aveva dubbi sul mestiere della mamma di Stonerook.

Al momento, Shaun sta festeggiando i quaranta in una sperduta campagna dell’Ohio. Si guarda attorno e pensa a Piazza del Campo. Gli riferiscono che Siena fa la A2, che il Presidente in carica è Guido Bagatta e che l’ultima ‘finale’ giocata dai biancoverdi è stata persa di venti. Contro la Fortitudo. Gli scappa un fragoroso ‘maremmamajala’. Errata corrige: alla fine, una parola l’ha imparata pure Shaun.

Alcide de Gasperi (fondatore DC): “Nel corso della vita ho pianto (altre) due volte: quando fui nominato per la prima volta sottosegretario e quando morì De Gasperi” (Giulio Andreotti). La seconda occasione è datata 19 agosto del 1954, giorno in cui – indipendentemente dalle campane politiche – se ne andò un pezzo di storia italiana.

“Nanni” Moretti (regista, attore): da un Divo ad un Caimano. Che in adolescenza fu Michele, ex-sessantottino inconcludente, logorroico e un pelo sociopatico. Acquisito il cognome d’arte (Apicella), Michele si riciclò professore di matematica e funzionario del PCI. Ma fu anche prete, col nome di don Giulio, e psicoanalista di un papa sull’orlo di una crisi di nervi. In tutto questo, ci fu spazio anche per “Nanni”, vespista romano capace di sconfiggere un linfoma di Hodgkin e riderci sopra attraverso la stesura di un Caro diario. Il 19 agosto di 64 anni fa, a Brunico (Bolzano), i coniugi Moretti – romani doc, occasionalmente in vacanza in Trentino-Alto Adige – assistevano alla nascita del loro secondogenito, Giovanni. Che col tempo ha saputo essere tutte queste cose qui. E tanto altro.          

Vilfredo Pareto (ingegnere, economista, sociologo): La situazione B è migliore rispetto alla situazione A se in B almeno un soggetto sta meglio che in A e nessun altro sta peggio”, recita un essenziale principio paretiano. Di solito, al termine di un corso di ‘Microeconomia’, lo studente universitario medio acquisisce le competenze necessarie a comprendere che l’unica situazione sociale per lui migliore “nel senso di Pareto” era quella che gli permetteva di ignorare l’esistenza del suddetto economista. Il buon Vilfredo ci ha lasciato il 19 agosto 1923, rimanendo comunque immortale nei manuali – e negli insulti – di migliaia di studenti a lui posteri. Pace all’anima sua. Non alle nostre.

Alessandro Matri (calciatore) e Asami Sugiura (pornoattrice): Non serve, invece, una laurea in Economia per comprendere che – in questo strambo mondo –  c’è sempre “qualcuno che sta meglio”. Anche grazie a ‘skills’ discutibili o, quantomeno, effimere. È il caso dei due soggetti appena citati, entrambi nati il 19 agosto, ma a distanza di un anno: il primo nell’84, la seconda nell’85. Dunque, se stasera sentite l’impellente bisogno di imboscarvi ad un party, vi suggerisco – con la massima obiettività – il loro.

Nota: il mio non vuole essere un messaggio di protesta. Questo articolo è un regalo ai miei sodali. Capite bene che, tralasciando questo punto, avrei fatto un torto ai miei amici, fini intenditori di Manga giapponesi, e anche alle mie amiche calciofile.

Marco Materazzi (eroe risorgimentale): Berlino, 9 luglio 2006. 7’, Materazzi atterra in area Malouda: rigore, poi realizzato da Zidane. 19′, corner di Pirlo: Matrix stacca più in alto di tutti e batte Barthez. 110’, infastidito dall’asfissiante marcatura di Materazzi, Zidane offre la sua maglietta da gioco al centrale azzurro, che non coglie l’ironia del gesto e risponde: “preferisco tua sorella”. Senza parafrasarne la professione. Zidane ribatte con una craniata in pieno petto: Zizou espulso, Matrix la sfanga e insacca uno dei cinque rigori della decisiva lotteria conclusiva.

Per tutto il match, l’Italia si dimostra più vecchia, indolente, catenacciara e fallosa dei cugini d’Oltralpe. In compenso, ha anche meno idee. Alla fine, però, conta il risultato: 5-4. E, a suo modo, Materazzi si issa ad emblema di questo Paese reticente al cambiamento, che se non ha la forza di andare avanti, almeno trova quella per arrangiarsi. Anche a discapito di chi se lo meriterebbe di più. E se quel qualcuno ti sta sul cazzo, meglio ancora. Lo stesso Paese in cui bastano 7 minuti per essere odiato, altri 12 per essere riabilitato e poi 98 per passare all’idolatria, spodestando – in ordine crescente – ‘Virgola il Gattino’ dal trono di ‘stella del telefonino’ edizione estate 2006 e Garibaldi da quello di eroe risorgimentale. Salvo poi ripiombare nello stesso rassicurante baratro di mediocrità.

Per la cronaca, oggi Matrix ne compie 44. Purtroppo per lui, al momento, l’Italia è alla disperata ricerca di nuovi tormentoni usa e getta di cui abusare durante la stagione balneare. Quindi, chissenefrega.  

Mirko Casadei (cantante, musicista): pronipote di Secondo (lo “Strauss di Romagna”) e figlio di Raoul (il “re del liscio”). Il 19 agosto 1972 nasceva a Rimini Mirko Casadei, ultimo – e meno celebre –  erede della dinastia più famosa della Riviera. Parafrasando Michael Jordan, “certi cognomi sono un fardello”.

Complice l’imponente diffusione nel mercato russo e tedesco, Romagna mia è una delle hit italiane più conosciute all’estero. È doveroso (e patriottico) renderne nota la versione emiliana, più “di nicchia”, ma altrettanto meritevole. Il seguente link propone un’interpretazione del Coro delle Verdi Note di Bologna: https://www.youtube.com/watch?v=QmpK6gmYz7k.

Groucho Marx (comico): “Signor Marx, se non dà fastidio alle signore, può fumare”. “Se posso scegliere, preferisco dare fastidio alle signore”. Julius Henry Marks (2 ottobre 1890 – 19 agosto 1977).

Federico Garcìa Lorca (poeta): poeta, omosessuale dichiarato e di simpatie socialiste (sospettato di essere una spia sovietica, addirittura). Decisamente troppo per la Spagna post-Guerra civil, in cui già il primo ‘capo d’accusa’ sarebbe bastato per far storcere il naso al Caudillo. Il 16 agosto 1936, le milizie ‘falangiste’ – da tempo sulle sue tracce – scovano il rifugio di Federico a Granada e lo arrestano. Tre giorni dopo, all’alba, viene fucilato nel vicino comune di Víznar. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Quel giorno, il regime di Franco uccise un uomo. Ma non riuscì a fare altrettanto con la sua arte. Ed è per questo che, a ottantuno anni di distanza, si può avere il privilegio di calare il sipario così: “¿Por qué estarán llamando sobre mi corazón/ Todas las ilusiones con ansia de llegar,/ si las rosas que huelen a mujer/se marchitan a mi lento sollozar?” (En Carnaval. Visión interior, 1918).

Che dire. La vita somiglia ad una partita di pallone. Solo pochi nascono fantasisti dalla pennellata geniale. Sarebbe bello essere rapaci d’area di rigore, infallibili in tutte le occasioni che si presentano sotto rete. Oppure ali di fascia instancabili che, durante la partita, trovano sempre il fiato per fare tutto. Che invidia i difensori arcigni, puntuali in ogni intervento. O i metronomi che hanno sempre in mano il pallino del gioco. Ogni tanto, però bisogna anche saper accettare un ruolo da onesto incontrista, giacché la legna – seppur poco estetica – è sempre utile. L’importante è potersi guardare indietro con la consapevolezza che – siano passati dieci minuti di gioco o vent’anni di vita – si è sempre dato tutto.

 

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lorenzo Balbo

agosto 19th, 2017

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *