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Un anarchico a dirigere il traffico

Un anarchico a dirigere il traffico

Può sembrare una barzelletta. E invece è tutt’altro. Nella Bologna del 1946, quella di Dozza sindaco, in giunta giunsero ben tre consiglieri che avevano militato nelle file degli anarchici: il medico Nino Samaja, il sindacalista dell’USI Clodoveo Bonazzi e Lorenzo Giusti.
Oggi alle ore 18 (e Venerdì alle 16) a Frequenze Partigiane parliamo della storia di Lorenzo Giusti, ferroviere anarchico che iniziò come sindacalista nel Sindacato Ferrovieri Italiani e finì in Spagna a combattere il franchismo.
La storia di Giusti ci svela l’apporto di anarchici e libertari nella lotta al fascismo, di cui spesso si parla poco. Giusti combatté in quella che sarebbe passata alla storia come il battesimo di fuoco per l’intera guerra di Spagna: la battaglia di Monte Pelato.
Assieme a lui nella colonna Ascaso c’erano personaggi come Rosselli e Berneri.
Proprio la tragica fine di Camillo Berneri – assassinato a Barcellona dall’NKVD – lascerà un segno profondo in Giusti. Lo stesso Giusti scriverà di proprio pugno una lettera al ministro della Repubblica Spagnola per chiedergli spiegazioni su quanto stava accadendo in quei giorni in Catalogna. Ricorderemo quindi anche quei drammatici giorni di Barcellona che videro una guerra nella guerra tra anarchici e comunisti.
Nonostante le sofferenze subite in Spagna e poi anche in Francia, Giusti tornò in Italia con la voglia di costruire un paese nuovo, per lasciarsi alle spalle le atrocità della guerra.
La sua esperienza come assessore alla polizia municipale ci svela il valore dell’impegno politico concreto, che può essere mosso da una grande utopia ma alla fine è nullo se non si misura con le soluzioni ai problemi quotidiani dei cittadini. Una grande lezione di politica che gioverebbe riscoprire a numerosi sindaci di oggi!
Il vecchio anarchico Giusti morì in una fredda mattina di Gennaio del ’62 in una sezione socialista di Bologna. Venne poi ritrovata una lettera (mai terminata) in cui si accingeva a salutare per l’ultima volta i suoi compagni. La lettera terminava con questa frase “Una sola cosa ho odiato e combattuto: l’ingiustizia”.

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Manuel Mesoraca

10 Novembre, 2015

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