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Splendore e miseria a Parigi

Splendore e miseria a Parigi

Tra tutti i musei che ho visitato durante la mia vita, uno in particolare mi è rimasto nel cuore: il Museo d’Orsay a Parigi.
Così questo fine settimana, trovandomi a trascorrere una giornata intera nel capoluogo francese dopo un impegno di lavoro, non ho avuto alcun dubbio su come ingannare l’attesa.

Il Museo d’Orsay ha una storia singolare, è infatti ospitato all’interno della stazione d’Orsay costruita in occasione della prima esposizione universale del 1900 e al suo interno custodisce opere pittoriche e scultoree realizzate dal 1848 al 1914. In questo lasso di tempo così ristretto nacquero e fiorirono le avanguardie artistiche del XIX secolo che, escluse dalle accademie francesi in un primo momento, trovano oggi la collocazione in uno spazio ideale.

Non voglio parlarvi della collezione meravigliosa esposta alla Gare d’Orsay, ma dell’inattesa e piacevole sorpresa che ho avuto visitando Splendeurs et misères – Images de la prostitution 1859-1910, 

Prostituzione, quindi, indagata e restituita in ogni singolo aspetto tra il Secondo Impero e la Belle Epoque. Certo, non mi aspettavo di andare a Parigi per imparare i segreti delle pierreuses, ma l’argomento è vasto come la mostra che sto per raccontarvi.

Come dicevo prima, la seconda metà del XIX secolo è per Parigi in particolare, un momento di grande fermento culturale e decadenza in cui gli artisti sperimentano cercando di imprimere nelle proprie opere gli elementi di quotidianità e gli eccessi della vita notturna, restituendo dettagli carichi di sensualità e malinconia.
Questa mostra celebra il modo in cui l’arte ha indagato e raccontato il fenomeno sociale della prostituzione, attraverso metodi pittorici sperimentali che coniugano aspetti reali e immaginari.
Insieme a questo viaggio per immagini evocative, talvolta crude e disincantate, c’è un secondo tema: quello della affermazione della fotografia come mezzo di rappresentazione della realtà. Ed ecco svelato l’incontro di fotografia ed eros, per immagini davvero singolari. Ci sono i registri dei bordelli parigini, foto di gambe delle ballerine all’Opera e i prodromi muti del cinema porno.

Gli artisti coinvolti in questo viaggio sono molti e famosissimi.
Da Henri de Toulouse Lautrec, pittore di nobili origini che decise di spendere alcuni anni della sua vita all’interno di una casa di piacere, a Manet che con Olympia al salone del 1865 diede scandalo. Dal nostrano Giovanni Boldrini a Degas e Van Gogh, i più talentuosi artisti hanno voluto raccontare protagoniste e luoghi della prostutuzione. Si passa dalle case di tolleranza alle fredde strade trapunte da lampioni a gas,  dai balli in maschera e le balconate dei teatri francesi alle lavanderie e i locali pubblici, fino a rimanere accecati dalle luci vibranti dei locali da ballo e cabaret.

La straordinaria ricognizione sull’universo della prostituzione appartiene esclusivamente ad artisti di sesso maschile, perché le donne protagoniste di questo percorso hanno vite talvolta folgoranti, talvolta miserabili, ma sempre gravate dal peso della condizione femminile nell’epoca moderna.

 

In copertina H. de Toulouse-Lautrec, Al Moulin Rouge (1892-1895)

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Saki

9 Novembre, 2015

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